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sabato 23 maggio 2020

Santa Rita e le rose

. Parleremo dell’ giorno di Santa Rita oggi è il 22 maggio é anche giornata molto speciale per me perché tutto il primo giorno in questo ero in Inghilterra iniziato a fare le accademie d’arte le mie esperienze con il mondo gay, dove speravo di trovare un principe azzurro, nella Mia totale ingenuitá. .La mia vita come artista è fallita ma rimangono le rose. Durante la vigilia del giorno di Santa Rita si mettono le rose all’aria per perché prendano l’ umiditá della notte Molto importanti e comune é la celebrazione di questa santa che é molto importante per l’Italia e non a caso è la santa delle cause impossibili non a caso l’Italia dove tutto è impossibile. Italia è il paese dove tutto è impossibile quindi ci sono delle regole molto ferree e della burocrazia è impossibile che pure dove tutto può diventare possibile dove le Dov’è le cose più assurde possono succedere è il paese della follia ma in senso buono. Italia è il paese dove tutto è impossibile quindi ci sono delle regole molto ferree e della burocrazia è impossibile che pure dove tutto può diventare possibile dove le Dov’è le cose più assurde possono succedere è il paese della follia ma in senso buono. La vita di Santa Rita é molto interessante e chiederemo a Santa Wikipedia di illuminarci : Molta parte della vita di Rita risulta oscura dal punto di vista della documentazione storica. Tra le pochissime fonti più o meno coeve, si annoverano l'iscrizione e le immagini dipinte sulla "cassa solenne" (datata 1457), il Codex miraculorum (elenco di miracoli registrato dai notai su richiesta del comune di Cascia, preceduto da una breve biografia scritta dal notaio Domenico Angeli, anch'essa del 1457), e una tela a sei scomparti con episodi della vita (1480 circa). La prima ricostruzione agiografica completa a noi giunta risale soltanto al 1610, ad opera di padre Agostino Cavallucci, agostiniano[1]. Su tale testo si modelleranno tutte le successive biografie della santa. Cavallucci si basò sulla tradizione orale (in particolare quella interna al monastero di Cascia e quella degli abitanti di Roccaporena), e sulle poche fonti iconografiche precedenti, probabilmente servendosi, per il resto, di topoi agiografici consolidati. Secondo le biografie tradizionali, Rita nacque da Antonio Lotti e Amata Ferri, genitori già anziani, molto religiosi, nominati dal Comune come "pacieri di Cristo" nelle lotte politiche e familiari tra guelfi e ghibellini, e in discrete condizioni economiche, come proprietari di terreni agricoli. I genitori, come era d'uso, la indirizzarono molto presto verso il matrimonio; Rita sposò quindi Paolo di Ferdinando di Mancino (o Mancini), forse un ufficiale della guarnigione di Collegiacone, descritto tradizionalmente come un uomo orgoglioso ed irruento, appartenente alla fazione ghibellina. Le nozze si tennero nella chiesetta di San Montano a Roccaporena. Secondo le agiografie tradizionali, il carattere mite di Rita acquietò, col tempo, lo spirito impulsivo e violento del marito, tanto che questi abbandonò le armi per convertirsi al lavoro presso un mulino da poco accomodato come loro casa. Nacquero due figli (forse gemelli), Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Dopo alcuni anni di matrimonio[5], Paolo Mancini venne ucciso — probabilmente da suoi ex-compagni, a causa di rancori passati ed accuse di tradimento — mentre rincasava in piena notte. Tuttavia, Rita non serbò odio, anzi perdonò gli assassini e pregò anche per i suoi due figli che, come era costume del tempo, probabilmente stavano pensando alla vendetta. I due figli, da lì a breve, morirono di malattia, quasi contemporaneamente. Si dice che la Santa pregò Dio per la morte dei suoi figli così da non sporcarsi le mani del sangue degli assassini del padre. Abbandonata anche dai parenti del marito, Rita decise di prendere i voti ed entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, a Cascia. Chiese per tre volte inutilmente il noviziato, che le venne rifiutato per ragioni non chiare; alcuni biografi pensano che rappresentasse un ostacolo la presenza di una parente del marito tra le monache, rancorosa poiché non fu vendicato. Tuttavia, con tenacia, fede e preghiera, Rita convinse la famiglia Mancini ad abbandonare ogni proposito di vendetta. Dopo aver riconciliato i Mancini con le fazioni degli assassini, Rita riuscì ad entrare in monastero intorno al 1407. Secondo la tradizione agiografica che si rifà alla biografia di Cavallucci, Rita, in piena notte, venne portata in volo dal cosiddetto "scoglio" di Roccaporena (altura dove andava spesso a pregare) fino dentro le mura del monastero di Cascia dai suoi tre santi protettori (Agostino, Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, quest'ultimo canonizzato soltanto nel 1446). Sempre secondo Cavallucci, la badessa del monastero mise a dura prova la vocazione e l'obbedienza di Rita, facendole annaffiare un arbusto di vite secco, presente nel chiostro del monastero. Il legno, dopo un po' di tempo, riprese vita e dette frutto. Nello stesso chiostro, oggi, è presente una vite risalente al XIX secolo. Durante i quarant'anni di vita monacale, Rita non solo si dedicò alla preghiera, a penitenze e a digiuni nel monastero, ma uscì spesso per andare in servizio a poveri e ammalati di Cascia. La spina sulla fronte Modifica S. Rita riceve la spina. Quadro conservato nella Cappella del Monastero delle Agostiniane di Cascia. Secondo la tradizione devozionale, la sera del Venerdì Santo 18 aprile 1432 (o 30 marzo 1442 secondo un'altra tradizione), ritiratasi in preghiera della Passione di Gesù, dopo la predica di fra' Giacomo della Marca, avrebbe ricevuto una spina dalla corona del Crocifisso conficcata in fronte. L'evento è uno dei pochi della vita della monaca esplicitamente ricordato nell'iconografia quattrocentesca pervenutaci e nel breve testo dipinto sulla "cassa solenne" (1457), nel quale si legge "quindici anni la spina patisti". Santa Rita é importante per gli amanti delle rose ma é era importante anche per gli schiavi delle Americhe che non potevano adorare le loro divinità e quindi dovevano mascherarli per farli rassomigliare ai santi cattolici grazie al sincretismo. I santi cattolici erano in realtà già un sincretismo con le divinità greco-romane ne, che i contadini non volevano abbandonare. . Quidi si créo, questa furbata per infinocchiare i contadini, e gli schiavi adoperarono la stessa furbata contro chi L aveva usata all’ inizio Nel Pantheon Afro-brasiliano Obá, viene ‘ mascherata’ da Santa Rita Obá :Orixá guerriera, è stata moglie di Xangô. Vive solitaria nella foresta e presiede a tutto quello che è segreto e misterioso. Solitaria, impetuosa, vendicativa e sofferente, Obá è assimilabile al fiume nel momento in cui sta per gettarsi in una cascata. Nella danza, Obá si copre un orecchio con la mano, a ricordo di uno dei miti che la riguardano. SALUTO Obá Xirê COLORI marrone, arancione GIORNO mercoledì SIMBOLO spada, scudo ELEMENTO NATURA fuoco ANIMALE SACRO tartaruga Dedico questo posto a Rita Sol e a Giovanna Arcesi

2 commenti:

  1. bellissimo!!!!!!!!! bravo, dovresti solo, al posto di giugno, correggere con maggio mi amor !

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  2. p.s. la tua vita come artista NON è fallita..... e ripeto NON !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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